Circuito Challenge 2017- Bologna

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challenge nordic walking macerata

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Circuito Challenge 2017 – Bologna --- Bologna - 9 apr 2017 - 09:30

ChallengeBO_fbDomenica 9 Aprile, in occasione del III appuntamento del Challenge 2017 e della II tappa del Circuito Agonistico Federale, proponiamo ai soci della nostra ASD una trasferta Felsinea. Il percorso del Challenge di circa 11 km., partendo dai Giardini Margherita, arriverà a S. Michele in Bosco e da qui, seguendo comode sterrate e tratti asfaltati, ci porterà sulle colline appena ‘fuori porta’ con bellissimi affacci sulla città. Si concluderà la camminata tornando ai giardini Margherita in tempo per assistere alla Race.


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10 commenti su “Circuito Challenge 2017- Bologna
  1. Roberto Guarnieri Roberto Guarnieri scrive:

    Ottima trasferta in terra bolognese del nostro gruppo che ,ancora una volta, torna a casa carico di allori (una medaglia al buon Simone), soddisfazioni (tempi in miglioramento per Renato e Umberto alla Race) e ben due premi in uno: gruppo più numeroso e gruppo proveniente da più lontano. Premi che hanno incrementato la quantità di cibo da smaltire!

    Oltre al mero aspetto sportivo da elogiare l’impeccabile organizzazione stile “safari” che ha portato il nostro gruppo a sfamare, oltre se stesso, anche gran parte dei partecipanti all’incontro, grazie anche alla strategica posizione del tavolo imbandito di ogni sorta di dolci.

    Completa la giornata l’immancabile giro turistico culturale in una Bologna primaverile piena di gente e di sole… dove ci è stato persino negato il piacere di un gelatello grazie alle immense file dei locali assiepati attorno ai bar! Che diamine, un dolcetto ci stava…

    Come commento stavolta sfrutterò il risultato di una mia ricerca storica.
    Sembra, dai documenti che ho rintracciato in vecchi archivi, che nell’ultimo ventennio dell’Ottocento esistesse, nella nostra zona, un noto avventuriero a capo di un manipolo di camminatori nordici, impegnato in strane e ardite spedizioni in giro per l’Italia che, per un singolare caso del destino, somigliano molto alle nostre.
    Ho recuperato i vecchi documenti, restaurati, e con orgoglio, posso ora presentarvi (senza che io ne abbia merito alcuno):

    LE STRABILIANTI AVVENTURE DEL MARCHESE RENATO DE VITIS E DEI SUOI CAMMINATORI NORDICI:
    LA PERIGLIOSA PARTECIPAZIONE ALLA RACE DI BOLOGNA
    PARTE PRIMA

    (Dintorni della città di Bologna, Aprile 1885)

    La fitta vegetazione, un muro verde all’apparenza impenetrabile, sembrava non aver mai fine. Il marchese De Vitis, il casco coloniale calcato sul capo e la camicia di tela grezza macchiata di sudore, tranciò un ramo con un colpo di machete e imprecò. “Quanto durerà ancora questa dannata giungla? Non se ne può più!”
    Dietro di lui la fila dei portatori, piccole figure vestite di bianco stracariche di pacchi e zaini, si perdeva nella foschia del piccolo sentiero.
    “Secondo la mappa” Roberto Guarneris rivoltò la carta un paio di volte cercando di orientarla con una bussola “Questi giardini Margherita stanno per finire. Dovremmo trovare tra poco il centro il parco e la zona di ritrovo.”
    “Per me, comunque, c’era un’altra strada” Andrea Petrinelli, coperto di graffi e punture di insetto, si intromise, posando per un attimo il binocolo e schiacciando una zanzara molesta. “Sono dieci ore che vaghiamo nella foresta, nemmeno fossimo nel Borneo.”
    “Silenzio!” sbottò il marchese, avanzando caparbio tra i rovi. “Io sono maestro di orienteering e non mi sbaglio mai ” Rifilò un paio di colpi e, all’improvviso, caduto l’ultimo pezzo di siepe, un panorama stupendo si aprì davanti ai suoi occhi.

    Un prato ben rasato contornato da alberi secolari, affollato di persone, una strada imbrecciata curata e dritta, carrozze parcheggiate in ogni dove e il grande arco della partenza piantato a terra e punteggiato da bandiere di ogni colore.
    “Direi che siamo arrivati” il conte Umberto D’Antollon si passò una mano sulla barba e continuò con fare sarcastico “E quella mi sembra proprio la strada che dalla via Emilia conduce ai giardini. Potevamo farcela tutta in carrozza.”
    “E semper dritt, pure” sbottò il Marzorati. Lasciò cadere lo zaino con un tonfo. Dietro di lui Chiara alzò gli occhi al cielo, trattenendo ogni commento e annodandosi la coda dei capelli, pieni di sterpaglie.
    “Tanto meglio!” ruggì Renato “Avremo fatto esperienza per la prossima uscita in Africa. Orsù, sistemiamo il campo base. Dite ai portatori di montare le tende, i tavoli, le sedie, il recinto anti elefanti, fiaccole, zampironi. Scaviamo anche un fossato per i serpenti.”
    “E la roba da mangiare?” cinguettarono Vanessa e le ragazze in coro.
    “Chi parla di cibo prima della gara lo uccido!” ribatté il marchese “Vi ricordo che, quando cacciavo rinoceronti in Sudafrica…”
    “Non si mangiava per settimane” concluse Cristina con un sospiro. “A me sta anche bene, sto facendo un fioretto…”
    “Esatto. Quindi andiamo a trovare il banco delle delegazioni, per iscriverci.”

    Una volta all’anno i sovrani dei principali regni europei erano soliti organizzare una grande gara, riservata ai camminatori nordici, basata sulla resistenza e sullo stile.
    Nella bella cornice dei giardini bolognesi si notavano già i nobili inglesi, con le uniformi rosse sgargianti, la delegazione francese più informale e vestita di blu, gli austeri prussiani con gli immancabili elmetti a punta, un gruppo di rappresentanti dello Zar, con le maglie bianche immacolate piene di medaglie, i pomposi austro ungarici con i volti arrossati dal sole e i baffoni folti in omaggio del loro imperatore. Oltre a loro olandesi, belgi e persino una tenda dell’impero ottomano, ornata di velluto damascato e pietre preziose.
    I migliori atleti d’Europa erano intenti in attività di riscaldamento, affilando i bastoncini e misurando a lunghi passi il percorso, valutandone pregi e difetti. La giuria, su un palchetto rialzato, preparava tabelle e cronometri ufficiali, compilando con un pennello i numeri di gara da consegnare ai partecipanti.
    “Proprio una bella adunata” commentò con una punta di invidia Rosanna Passatempo “Come capogruppo della delegazione recanatese voglio ancora una volta puntualizzare la scarsezza dei mezzi a nostra disposizione…”
    “Che intendi dire?” bofonchiò Renato.
    “Una maglietta rossa scolorita vecchia e unta, bastoncini spuntati, manco una carrozza decente. Non facciamo una bella figura.” La sua omonima, Rosanna Monteverde, puntualizzò agitando un dito con fare minaccioso
    “Tranne che per il cibo” commentò Concetta, indaffarata a organizzare i portatori per lo scarico merci. Uno di loro , grondante di sudore, scaraventò per terra un enorme prosciutto. “Ci guardano già tutti con invidia… e non hanno visto i nostri dolcetti.”
    Il marchese non rispose. Lo sguardo fiero, il portamento eretto e l’aria esaltata leonina testimoniavano già la sua immedesimazione nell’imminente gara.
    “Uomini della Race, a me!” urlò diventando rosso come un peperone. “Prepariamo i bastoncini. Oggi dimostreremo a tutti la superiorità della nostra associazione! Conte D’Antollon, iniziate il riscaldamento. E Voi, Simone, fate due giri di prova mentre io mi incerotto le ginocchia. Mi venisse un crampo se non arriviamo tutti e tre alla fine.”
    “Si, e al campione austriaco Sexsus che gli raccontiamo? Le favole?” disse scuotendo la testa Francesca “Mesi fa, in quel di Monza, ha travolto tutti!”
    “Per non parlare dell’inglese, wonderfulhair. Quello pure è tosto” confermò Alisia preoccupata”
    “Ah, bellicapelli, intendi?” dissero in coro le recanatesi “Fedele suddito della Regina Vittoria. In effetti è pericoloso. Ho visto pure un Ussaro francese e un paio di Alpini del Regio Esercito.”
    “Quelli dello Zar sono tosti! E Gli austriaci, poi? Vengon tutti da Milan e dintorni, mica da Vienna.
    “Me ne frego! “borbottò De Vitis accigliato “Noi faremo l’impresa, o moriremo nel tentativo! Come al solito. Siamo pronti.”
    “E quelle stecche di caucciù attorno al ginocchio?” A Chiara e Vanessa non sfuggiva nulla, come noto.
    “Piccole precauzioni” chiosò flemmatico il marchese “Un aiutino… Orsù, in pista. Roberto, Cristina, e Andrea a voi i cronometri. Utilizziamo i modelli della Marina inglese, nuovi e precisi. Voglio il tempo a ogni giro”
    “Ogni giro o la somma dei giri? “Domandò Andrea.
    “O un giro sì e uno no?” riprese Roberto dubbioso,
    “O la somma di tutti e tre i concorrenti?” Vanessa, con un dolcetto in mano, fissava l’arena con aria svagata. “tanto alla fine è lo stesso”
    Uno squillo di tromba interruppe l’ insulsa discussione: di colpo tutti i concorrenti si disposero in file compatte sotto l’arco della partenza.
    Le uniformi sgargianti e i ricami d’oro e argento brillavano al sole del primo mattino. Ai lati i Camminatori Nordici del marchese De Vitis, assiepati attorno a un abete secolare, regolavano i cronometri o, più semplicemente, si stendevano sull’erba in attesa della partenza. Il Conte D’Antollon, con l’aria concentrata, si massaggiò un polpaccio mentre Simone, i capelli neri arruffati, controllava i bastoncini con aria attenta.
    Solo lui, il Grande Capo, rimaneva teso con l’aria di una belva imprigionata.

    Al colpo di cannone, segnale della partenza, la massa dei concorrenti si lanciò in una irresistibile carica, scomparendo ben presto all’orizzonte in un nuvola di polvere, tra cori festosi, applausi e imprecazioni. Le prime rotule già rotolavano sul duro selciato assieme ai corpi stramazzati dei partecipanti più scarsi. Alla prima curva il percorso era coperto di morti e feriti peggio che a Waterloo.
    “Mai vista tanta gente morire tanto male” commentò Concetta con una mano sulla bocca e gli occhi sgranati per lo spavento.
    “Che massacro”. Petrinelli si stese sull’erba, la schiena poggiata al fusto dell’albero. “Temo che non li rivedremo mai più.”
    “Non ci contare troppo” Roberto alzò un sopracciglio mentre l’ago del cronometro in ottone ticchettava rapido.” Il campo del cibo è già imbandito. D’Antollon, con la fame che si ritrova, al traguardo ci arriva di sicuro! Simone anche, visto che l’attende Chiara.”
    “E Renato?”
    “Anche con un ginocchio solo, taglierà il traguardo! Ne sono certo!”

    .

  2. Maurizio Ciarapica scrive:

    Grandissimo Roberto come sempre nel descrivere anche i minimi particolari di questa avventura bolognese, con i preparativi e la partenza della race !!!
    Ho appena finito di leggere questa prima parte e ridendo già penso all’uscita della seconda.

  3. Antonietta Valeriani scrive:

    Mi sono persa anche questa uscita, ma Roberto è riuscito a farmela vivere…come un film!!!!!! Congratulazioni a tutti i partecipanti!!!!!

  4. Francesca Pizzichini scrive:

    Roberto sempre grande…racconti alla perfezione le nostre avventure!!!anche stavolta sono stata benissimo…..!!!!

  5. Stefano Vesprini Stefano Vesprini scrive:

    Stupendo racconto che mi ha fatto vivere l’ evento come se fossi stato presente.
    Complimenti ragazzo

  6. Renato Vita Renato Vita scrive:

    … ‘un dolcetto ci stava’ come dice Roberto e pensando al ‘futuro’ … donne inviateci le ricette dei dolci assaggiati nel ‘safari’ bolognese (grazie a Cristina Concetta, Laura, Maria e Rosanna). Niente da aggiungere al racconto particolareggiato del nostro aedo, se non per accodarmi agli elogi, solo evidenzierei la voglia di divertirsi, stare insieme e la goliardia dei componenti del gruppo rosso, ma anche questo ormai diventa ripetitivo e potrebbe apparire scontato sebbene non lo sia affatto. X Simone … ascoltare SEMPRE i consigli … te lo ha detto anche la mamma, l’argento di Bologna in Padania sarebbe stato ORO. Grazie a tutti per la partecipazione … in particolare a Lucia che ci ha fatto compagnia anche stavolta e si sta inserendo con un po’ di timore per l’irruenza del gruppo.

  7. Laura Fermani Laura Fermani scrive:

    mi sa che sono appena stata ribattezzata come “lucia” .. ma non fa niente! sono stata molto bene, (le mie gambe il giorno dopo un po meno) peccato non poter esserci lunedì.. a breve la ricetta dei dolcetti!

  8. Roberto Guarnieri Roberto Guarnieri scrive:

    PARTE SECONDA

    (giardini Margherita, primo pomeriggio)

    “Dunque, contessina Laura, quali sono le vostre impressioni in merito alla prima trasferta Nordica con il Marchese De Vitis?”
    “Caro Guarneris, non vi nascondo un certo stupore…” ribatté la ragazza con voce incerta. Dietro di lei il tavolo imbandito dei Camminatori Nordici sembrava sul punto di schiantarsi per il peso delle vettovaglie, mentre i solerti portatori stendevano tovaglie a scacchi sull’erba e distribuivano piatti e posate.
    Il De Vitis, ancor carico di adrenalina, correva all’impazzata, ora tagliando un pezzo di prosciutto, ora affettando un salame, ora mostrando orgoglioso medaglie e pacchi dono che andavano a arricchire il già cospicuo patrimonio alimentare dell’Associazione.
    “Più che una Race mi sembra un ristorante all’aperto” concluse.
    “Osservazione quanto mai adatta” concordò Guarneris, schivando un pezzo di cioccolato lanciato sulla folla. “Vi abituerete presto, non datevi pena.” La salutò con un cenno della mano e raggiunse i compagni, indaffarati nei preparativi. Gli eroici partecipanti alla Race, nel frattempo, a piedi nudi e con il volto madido di sudore, tentavano di cercare refrigerio nel vicino laghetto.
    La folla era quanto mai eterogenea: tra alti dignitari, militari in divise sgargianti e nobiltà raffinata spiccavano gli alpini, con le penne nere e persino un intero reggimento di dragoni imperiali, con le spade di acciaio lucido che sfavillavano al sole, intenti a infilzare polli e pagnotte con abili gesti.
    In un batter d’occhio vennero spazzolate vettovaglie sufficienti a rifornire un intero esercito. I delegati dello Zar, sopraffatti dall’emozione, non esitarono a scoppiare in lacrime di ringraziamento abbracciando tutte le componenti della brigata Nordica, con le divise ancora piene di briciole, mentre gli inglesi, con l’abituale flemma, si esibivano in cortesi baciamano che deliziarono Concetta, Cristina e le altre donne. Un tenente di artiglieria francese, preso dall’ardore, invitò a cena le due Rosanne, ottenendo un garbato rifiuto.
    Solo i prussiani, al solito burberi, rifiutarono sdegnosi il vino lamentandosi dell’assenza di birra.
    “Barbari” commentò Andrea guardandoli di traverso, mentre Umberto, sullo sfondo, ridacchiava soddisfatto.
    Nel cuore dei camminatori si annidava la speranza che il Marchese e Vitis, ormai sazio di emozioni e gioie, rinunciasse all’abituale coda turistico culturale che da sempre contraddistingueva le uscite della compagnia, ma vennero prontamente delusi.
    Con in mano il celebre libretto rosso il nobiluomo spronò la truppa con voce stentorea, una voce che non ammetteva repliche.
    “In marcia, miei prodi, che la pagina della storia non si è ancora del tutto conclusa. Ci attendono le bellezze architettoniche della capitale Petroniana!”
    “Capitale de che?”
    “Bologna, ignoranti. Poi dicono perché mi porto dietro le guide. I portatori smonteranno il campo in nostra assenza, Forza, ce la caveremo con una decina di chilometri. Inizieremo con la porta Castiglione, ingresso della città.”
    “Ancora porte?” sbottò Cristina “Mi ricorda qualcosa…”
    “Silenzio! Su con i ranghi. Alle chiese, agli affreschi, ai chiostri e alle belle arti. Che al nostro ritorno non si dica che il Marchese De Vitis non osi coniugare sport e arte nel migliore dei modi.”
    Si incamminarono in fiala indiana, nel caldo pomeriggio, lasciandosi alle spalle il tavolo ancora imbandito e la fresca erba baciata dall’ombra.
    “Sai cosa ti dico?” esclamò Simone con fare triste “Era meglio arruolarsi negli Ussari! “
    “Perché’”
    “Almeno quelli vanno a cavallo… e semper dritt!”

  9. Concetta Liscio Concetta Liscio scrive:

    Roberto mitico!!!
    secondo me i suoi commenti andrebbero rilegati e distribuiti a tutti gli iscritti.;-)
    la giornata è stata veramente piacevole ma a mio modesto parere le calorie assunte hanno di gran lunga superato quelle bruciate. ( almeno per i partecipanti alla challenge ).a scanso di equivoci ora inserisco la ricetta delle mie “roselline” del deserto.

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