Circuito Challenge 2017- Tivoli

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challenge nordic walking macerata

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Circuito Challenge 2017 – Tivoli --- Tivoli - 13 mag 2017 - 09:00

Tivoli_fbDomenica 14 Maggio proponiamo ai nostri soci la partecipazione al 5° appuntamento del Challenge 2017 che si svolgerà a Tivoli. Il percorso di circa dodici km. ci consentirà di attraversare inizialmente Villa Adriana che, per estensione, ricchezza di architetture e bellezza dell’ambiente naturale, è uno dei più straordinari siti archeologici d’Italia ed è entrato nel novero dei monumenti dichiarati dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità nel 1999. Entrati poi nel centro abitato avremo modo di attraversare Villa d’Este col suo splendido scenario di fontane inserite nel giardino all’italiana per finire poi all’Anfiteatro Bleso del II secolo d.C. e scoperti solo nel 1948. Il programma inizierà con la competizione di Sabato 13 nei giardini delle Terme.


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4 commenti su “Circuito Challenge 2017- Tivoli
  1. Roberto Guarnieri Roberto Guarnieri scrive:

    Ancora una grande spedizione, che si pone accanto a Bologna, Monza, Val di Fiemme nella più classica delle tradizioni nordiche. Un gruppo allegro di amici fantastici (che ringrazio ancora per la torta a sorpresa e per i festeggiamenti per il mio compleanno, siete mitici!!!!), posti meravigliosi, competizioni ardite, una stupenda camminata nordica tra le più belle ville di Tivoli, che da sola valeva il viaggio, e poi Villa Gregoriana con le sue bellezze naturali, le Terme, il centro medioevale di Tivoli, la clamorosa location della cena (dove tre anni di lacrime, sudore e sangue, di nordica e inflessibile austera determinazione sono stati spazzati via da una serata molto poco… nordica!).

    Insomma il meglio che si possa immaginare e persino l’ambito premio per il Gruppo più numeroso! (da mangiare tutti insieme in una prossima avventura)

    Come celebrare cotanta avventura in maniera scritta? Nella prima parte farò riferimento a uno dei libri meno conosciuti di Cesare, scritto negli anni a cavallo tra il De Bello Gallico e il De Bello Civili. In quel periodo Cesare, fermo nell’Urbe, si dedicò allo studio dei Camminatori Nordici e delle loro usanze per poi scrivere il suo De Bello Nordico.
    Sotto riportiamo parte del Primo Liber, che narra proprio dei fatti accaduti a Tibur, l’attuale Tivoli…

    (Dal De Bello Nordico, Libro Primo, traduzione dal Latino di Gioia Vanessa)

    L’intera popolazione dei Camminatori Nordici nel suo complesso è divisa in tre parti: una è formata dagli abitanti delle montagne e delle valli a nord del fiume Padus, una dai Latini della zona dell’Urbe e la terza da quelli che nella loro lingua si chiamano abitanti delle regioni Adriatiche. I Camminatori, usando bastoni per sostenere il loro passo, organizzano riunioni e competizioni sul territorio della Repubblica, in tappe distinte. Sono disciplinati in maniera militare con dei Magister a capo dei gruppi e degli Istructor che si occupano della formazione dei singoli componenti dopo una dura selezione. Cesare venne a conoscenza con ammirazione di come solo dopo un selettivo corso della durata di molti giorni si poteva accedere alla qualifica di Camminatore. Tutte queste popolazioni differiscono tra loro nella lingua, nelle istituzioni e nei modi di cibarsi.

    Di tutti questi i più stravaganti sono quelli provenienti dalla città di Cluentum e dai villaggi limitrofi, posti in prossimità dell’omonimo fiume. Essi sono organizzati in una legione, non riconosciuta in modo ufficiale dal Senato, al comando di Renato Massimo Meridio Vita, di gran lunga il più nobile e coraggioso dei capitani Nordici. E pertanto la Legio viene conosciuta come Legio Vitaliana. I popoli che la compongono chiamano essi stessi Valli Della Marca ma sono riconosciuti dagli altri col nome di Marchigiani. Oltre agli Dei di Roma onorano Marone, una divinità locale che sono usi celebrare con riunioni periodiche all’alba in quella da loro denominata Pasticceria. Sono usi percorrere le rive del mare Adriatico in riunioni costanti, provando più volte formazioni di battaglia e sfoggiando il loro vessillo, un panno bianco con ricamati stemmi e immagini dei loro trionfi. La loro armatura è porpora vivo con scritte bianche corredata da indumenti neri.

    Nell’anno in cui tornò vittorioso dalla guerra in Gallia Cesare decise di indire un torneo di Camminatori chiamato Cursus Velox, nella città di Tibur, due giorni prima delle Idi di Maggio. Al torneo parteciparono molti gruppi nordici tra cui si distinse per valore e altre caratteristiche anche la Legio Vitaliana.

    Questi, scesi dopo un lungo viaggio dalle rive del mare Adriatico alla città di Tibur, per l’unica via percorribile, si accamparono presso il campo di gara sito in prossimità delle Acque Albule. Tanto fu lo sfarzo delle Terme e la bellezza della città che del numeroso gruppo di partecipanti solo due si iscrissero alla Velox del pomeriggio. Uno fu il condottiero Renato e l’altro uno dei suoi luogotenenti, Aurelio Umberto, uomo di grande valore e rispetto anche se mancante di nomina ufficiale di Istructor. Tutti gli altri ripiegarono sulla seconda competizione, l’Ambulatio, più leggera, indetta per il giorno successivo.

    Il resto della Legio, con grande sconforto del loro capo, si diede a girovagare per le bellezze della città, visitando il Tempio di Vesta e le bellezze naturali delle forre calcaree della zona, o si abbandonò alla rilassatezza delle Terme. Tra quelli che rimasero nelle acque sulfuree vi era anche Terenzio Roberto, il cui giorno di nascita cadeva proprio in quella occasione, e così ignorante dei modi romani da proclamare che il suo compleanno coincideva con le Idi Di Maggio. Tra gli altri, che componevano il gruppo, spiccano un gran numero di donne, dedite alla cultura o alle rilassatezze termali. Giunia Adriana, moglie del centurione Quintilio Maurizio, Lucrezia Cristina, moglie del bancarius Lucio Manlio Andrea, ambedue gran elaboratrici di dolci, Tatiana Marzia, moglie del comandante Renato e novella Istructor, Domitilla Serena, organizzatrice di eventi e feste, e Porzia Leri, entrambi del Vicus Elpidiensis e grandi estimatrici di acque sulfuree e terme vaporose, Cornelia Daniela, maestra di stile nordico che partecipava con emozione per la prima volta alla competizione, Priscilla Francesca, Livia Rosanna, Viridiana Linda e Lucilla Maria, al contrario già esperte di tali viaggi. Completavano la lista Cecilia Vanessa moglie di Terenzio Roberto, poeta e cantore ufficiale della Legio, e Clelia Antonietta, rinomata e esperta pharmacopula della Legio. Durante la visita alla cittadina utilissime si rivelarono le pergamene redatte da Lucrezia Cristina sulla storia dei luoghi

    Alla Velox Renato e Umberto, pur sopraffatti dai valorosi e superiori componenti di altre tribù,( in particolare il barbaro Sexus che le donne rinominarono per errore Cellius) si batterono con grande onore facendo fermare le clessidre con mirabili tempi.

    Per quella sera, dopo la Velox, Cesare aveva fatto predisporre un gran banchetto nella Villa del console Barco, proprio in prossimità delle Acque Albule, luogo ampio e di gran sfarzo in ragione del gran numero di partecipanti. Fu in tale occasione che i componenti della Legio Vitaliana si distinsero non per valore o forza atletica ma per chiasso, baccano, ingordigia, crapule e consumo di tali quantità di beveraggi come non si vedeva nell’Urbe dal giorno dei baccanali. A nulla valsero gli appelli di Renato, a cui venne negato anche di raggiungere il luogo a piedi con marcia trionfale, corona di alloro e lancio di petali da parte delle vestali, ma bensì con l’onta di bighe e uomini mezzi addormentati. Lo stesso condottiero, assieme all’intera truppa, cadde in prossimità dell’alba preda degli ingannevoli effetti del vino, delle misture distillate e di ogni sorta di cibo, provocati anche da un baccanale a sorpresa organizzato in onore di Terenzio Roberto, rimanendo tra l’altro intrappolato in una cubicolo elevatore.

    Cesare in persona, informato della gran quantità di cibo e vino consumati e dei danni subiti alla Villa, inviò la settimana seguente un suo legato per chiarire meglio l’accaduto.

    Il giorno seguente, in occasione della Ambulatio (una sorta di camminata dal passo più lento), raggiunsero la Legio Vitaliana altri componenti, dopo lunga marcia forzata. Tra questi c’erano Cesare Vitullio Stefano, legato romano e conductor trenis, unico originario dell’Urbe, e sua moglie, Lavinia Serenella, gran conoscitrice di architettura, oltre alla stupefacente Flaminia Patrizia Punto Rocco, donna esperta in balli stranieri e gran leggitrice di targhe e insegne, e Aurelia Laura, ormai avvezza a tali spedizioni fuori dal Vicus Cluentensis.
    Fu alla partenza, quando i gruppi si ricongiunsero, che i nuovi arrivati videro con sgomento le orride condizioni dei componenti della Legio, reduci dagli stravizi della sera precedente. Renato cercò di ricompattare la truppa ma la partenza ritardata, il passo lento, il caldo e gli sbadigli ne fecero strage, tanto da disperderli lungo la via nonostante i rimbrotti dei centurioni addetti al traffico delle bighe e agli ufficiali della Legione Tibur che organizzava la disfida.
    I Valligiani della Marca, sempre ultimi e arrancanti, furono infine rinchiusi nell’Anfiteatro di Bleso, posti sotto una tenda al sole, privati di cibo e fatti rimanere in quella posizione per ore, per punizione.
    Al termine del pomeriggio, radunati carri e bestiame, la Legio intraprese la via del ritorno, ricca però, nonostante lo scarso rendimento, di un prestigioso premio consistente in salumi e vettovaglie, da consumare in un prossimo convivio. Il Comandante Renato, secondo una antichissima tradizione di quel popolo fiero, lesse alcuni brani tratti dal loro Sacro Libro Rosso, come faceva in ogni occasione, invocando la grazie a Marte e Giove.

    Cesare pretese che tutti, in maniera indistinta e in suo onore, indossassero dei oculi in vitrum affumicati a eterna memoria delle loro gesta infami e che nel parco della villa venisse eretta una lapide a ricordo dell’evento.

  2. Francesca Pizzichini scrive:

    Roberto grande come sempre..altra uscita fantastica….compagnia eccellente…..!!!

  3. Renato Vita Renato Vita scrive:

    Ho aspettato per concludere come solito i commenti a questa che come dice Roberto è stata una delle ‘uscite’ più belle e ben organizzate che ci hanno visto protagonisti, se non nella realtà, almeno nella fantasia e trasposizione del nostro ‘Vate’ … dicevo ho aspettato che qualcun’altro oltre Francesca e Daniela, commentasse o apponesse almeno timbro di partecipazione!
    Di certo ed in modo assoluto posso dire che da solo il racconto di Roberto rende merito a questa due giorni tiburtina che lascerà traccia in tutti i partecipanti per le piacevoli temperature per il sole per i luoghi per le gare per le cene le libagioni … ecco … forse la memoria di qualcuno resterà ‘leggermente’ appannata sull’evento … ma accontentiamoci!
    Grazie a tutti per la partecipazione
    PS
    Roberto aspettiamo la ‘seconda parte’ … anche a distanza … non farti abbattere dalla mancanza di cospicui commenti! so’ bravi ragazzi hanno letto tutto tutti

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