Allenamento Itinerante in quel di Cingoli

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Allenamento Itinerante in quel di Cingoli --- Cingoli - 1 nov 2016 - 08:00

Tassinete2016_fbMartedì 1 Novembre proponiamo ai nostri soci un allenamento itinerante in quel di Cingoli. Lungo un percorso suggestivo, attraverseremo la macchia delle Tassinete, area SIC di circa 160 ha. che prende il nome dalla presenza del Tasso, un ‘fossile’ vivente arrivato dal Terziario. Continueremo verso una zona panoramica caratterizzata dalla scenografica e suggestiva opera bronzea del Cristo delle Marche per tornare, passando davanti a Villa Tassinete, sempre attraverso il bosco, al punto di partenza.
Per la partecipazione, riservata ai soci in regola con certificato medico e con le quote associative, è necessario iscriversi entro l’allenamento di Sabato 29 Ottobre utilizzando il modulo sottostante e specificando, nelle note, l’opzione scelta per il pranzo (al sacco o presso struttura del luogo).

Programma

  • Partenza: Civitanova Marche ore 8:00 parcheggio antistante la Pasticceria S. Marone
  • Ritrovo a Cingoli: ore 9:15 parcheggio dopo la galleria sulla SP 52 verso S. Severino
  • Partenza allenamento: 9:30
  • Ritorno alle auto: 13:00 circa

Caratteristiche del percorso

Dislivello 200 m. circa – Distanza 14 km. circa. Difficoltà media

Abbigliamento

Abbigliamento: scarponcini tipo trekking felpa giubbino antivento/antipioggia. Da portare al seguito scorta di acqua e snack.


Le foto

urban nordic walking cingoli


Commenti

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7 commenti su “Allenamento Itinerante in quel di Cingoli
  1. Roberto Guarnieri Roberto Guarnieri scrive:

    Seppur in ritardo (ma i tempi che corrono sono funesti come direbbe il mio avo) eccomi a scrivere dell’allenamento del Primo Novembre.
    Una giornata dove la bellezza della nostra terra marchigiana si è davvero espressa al massimo. Il bosco delle Tassinete simile a un oceano di rosso e d’oro, il paesaggio stupendo in sommità, con i walkers intenti a riconoscere ogni città dall’alto e la statua del Cristo Delle Marche che ci ha accolti tutti al termine della passeggiata.
    Anche il dolce di Cristina rientra a pieno merito nella descrizione della giornata così come la compagnia di Danilo e dei suoi Green.
    Chilometri di soddisfazione e sensazioni meravigliose che, per l’ennesima volta, solo il nostro sport sa offrire, in uno scenario autunnale meraviglioso allietato da una temperatura primaverile.
    E se a qualcuno è sembrato di riconoscere nel Cristo delle Marche le fattezze del nostro Renato… beh forse non si sbagliava.

    Riprendiamo ora le sorti della Compagnia delle Valli Della Marca che, dopo aver disputato lo gran torneo di San Gusmè, come narrato in precedenza, sta tornando verso casa…

    Renato da Civitanova fermò di colpo il carro, strattonando i macilenti ronzini ai suoi comandi, per non mettere sotto le ruote l’uomo che era apparso al centro della strada.
    Il veicolo si bloccò all’improvviso mandando a gambe all’aria tutti i suoi occupanti.
    “Chi sei tu, che osi intralciar lo cammino nostro?” sbottò il cavaliere fissando di traverso l’intruso.
    “Lo Signore Iddio vi ha mandato” rispose quello cadendo in ginocchio con le mani congiunte “Proprio di un cavalier e della sua schiera avevamo bisogno, in quest’ora cupa.”
    A tali parole Renato sentì il petto gonfiarsi di orgoglio.
    “In effetti l’occhio tuo non sbagliò.” disse scandendo le parole “Proprio un cavaliere hai di fronte. Dunque, dimmi, che ti abbisogna? Che io e le schiere mie, la Compagnia delle Valli Della Marca, semo a le tue disposizioni.”
    “Duce” una voce si levò dal carro “A disposizione sì, ma anco ricompensati! Chiedi al bifolco cosa puote offrirci.”
    “Roberto e Umberto, vergogna a voi!” ribatté Renato con tono di rimprovero “Lo giuramento mio da cavalier mi impone l’aiuto ai poveri, agli affamati et anco a li bisognosi di cose materiali.”
    “Semo su lo carretto da una settimana, di ritorno dalle terre Senesi” gli fecero eco due voci femminili “E non si vide né pagnotta né dolce né tantomeno uno biscotto al forno.”
    L’uomo al centro della strada alzò la mano, timido: “Di quelli, ne abbiamo, se vi aggrada.”
    Vanessa da Potentia e Cristina da Recanati non se lo fecero ripete due volte, e saltarono giù dal carro.
    “Orsù, estrai li biscotti e noi li condiremo con il poco vino rimasto di donna Patrizia, con gli infusi alcolici di madama Tetti e le scarne mele di Tatiana da Civitanova.”
    “Magari” puntualizzò Cristina “Se tenete qualche carota e un po’ di miele potrei preparar uno dei miei dolci.”
    “Silenzio, stirpe di mangioni e lavativi!” Renato indossò con un gesto rabbioso il giacchino di velluto porpora, con il suo stemma ricamato sopra (anche se a onor del vero sporco e sbiadito e zeppo di toppe) e saltò giù dal carro “Un cavalier offre i servigi suoi senza nulla chiedere. Risolveremo le tue preci! Dio lo vuole!” poi rifilò un’occhiataccia all’uomo e concluse acido “Ma , in effetti, che ambasciata vuoi da noi? Che manco lo abbiamo compreso?”
    “Una banda di masnadieri qual mai si vide da queste parti (seppur anco voi all’apparenza non sembrate troppo dissimili) ha occupato la cima del monte e la sacra reliquia del Cristo Delle Marche. E da giorni niuno può salir a mirar la statua santa.”
    Renato avvampò tanto da diventar rosso come il giubbino: ”Per tutti i Santi! Ecco una vera missione da cavaliere!” si girò verso il carro “Miei prodi, alle armi. Andrea, Flavio, Umberto e Roberto: gettate stracci e penne d’oca, inchiostri e registri di cartapecora e armatevi di bastoncini ben stretti ai polsi!
    “E dove si va, Duce?” chiesero gli uomini a mezza bocca, perplessi.
    “Su per lo bosco delle Tassinete troverete sentiero irto e pericoloso et alla fine la Sacra Statua” spiegò l’uomo rincuorato da tanto ardore.
    “Avete suntuto?” esclamò Renato bastoncini in pugno “Imo su per lo bosco a sudar e al termine a pugnare per liberare lo Cristo Delle Marche.”
    “Io” Flavio fece un passo avanti “Ancora non udii di alcun compenso…”
    “Ottima domanda” fecero Andrea e Umberto all’unisono.
    Lo cavalier Renato nemmeno si degnò di risposta, imboccando il sentiero che si inoltrava nel fitto bosco colorato di rosso e d’oro.
    Gli uomini si scambiarono un’occhiata e, dopo aver salutato le compagne, incaricate di sistemar il campo nello spiazzo, seguirono il Duce tra i cespugli.
    Quelle, al contrario, con gran putiferio legarono il carro al fusto di un albero e presero anche loro a salire.
    Dopo un paio di ore di cammino all’ombra degli alberi e lungo una strada cosparsa di foglie e rami spezzati emersero sulla sommità del colle e marciarono compatti verso la statua, già visibile in lontananza.
    Quando furono a circa duecento metri, avvistata la banda di predoni, imbracciarono i bastoncini a mo’ di alabarda pronti per una terribile carica.
    Renato sbuffò come un toro nell’arena: “Eccoci pronti a liberar lo sacro spiazzo! Che esso sia la nostra Gerusalemme, da strappar a lo nemico ad ogni prezzo. Siete pronti a combatter gli infedeli insinuati nelle nostre terre e a compier lo volere del Signore?”
    “Pronti saremmo pure” commentarono Tatiana e Tetti perplesse “Ma anche da tal distanza quelli non sembrano infedeli.”
    “Che dite, donne! Rimanete a lo vostro posto e non interferite in cose di guerra, che non son pane pe li vostri denti.”
    “Duce” squillò Patrizia da Serrapetrona, più ardita delle altre “Anco a me quelle mi paron facce già viste. Mira i giubbotti verdi scoloriti, lo numero delle schiere et lo chiasso che fanno. Non ti sono familiari?”
    Tutti fissarono gli uomini attorno alla statua con più attenzione. E rimasero a bocca aperta.
    “Per il ginocchio di Sant’Eusebio protettore di tutte le Race” disse Renato “Che lo spirito santo mi fulmini se quelle non son le schiere amiche e a noi fraterne di Danilo da Macerata e le sue cavallette.
    “E non mi sembra che abbiano occupato lo Santo Spazio” rimarcò Andrea da Recanati con una punta di ironia “Piuttosto li vedo intenti in una gran merenda, secondo le usanze loro.”
    Umberto strizzò gli occhi per veder meglio “E come magnano beati. Sin da qui distinguo salsicce, lenticchie e pani rotondi!
    “Chiediamo ospitalità?” mormorarono tutti all’unisono, gettando via bastoncini e armi varie “Tanto il cammin lo abbiamo fatto e la fame, si sa, quella ce l’emo sempre addosso!.
    Renato fissò la scena sconsolato. “E l’eroiche gesta? E la pugna? E la battaglia nel nome di Dio?”
    “Non ti preoccupar per ciò, maestro” Roberto da Guarnera strizzò l’occhio con fare complice “Che già da domani metterò sulla cartapecora una gran storia di pugne, duelli e gran gazzarra. E tutti sapranno come la Compagnia delle Valli della Marca, nell’anno del Signore 1116, liberò lo Cristo Delle Marche dai briganti e dagli infedeli nel nome del Papa e per voler del Cielo.”

  2. Gaetano Chioma scrive:

    Troppo spassosa! Complimenti Roberto
    ! Alla prossima avventura!

  3. Renato Vita Renato Vita scrive:

    …come sempre Roberto è un piacere leggere le tue interpretazioni dei nostri allenamenti itineranti a mo’ di Armata Brancaleone … apprezzabile anche la prefazione seria sul nostro territorio anche se … ‘lo paragone mi lusinga ma … anche sanza legno la posizione dello stilita irto su la colonna risulta scomoda assai … almanco poteano mettere duo bastoni!’… come scriveresti tu … non esageriamo!
    PS
    Nelle citazioni mancano gli altri ‘armigeri’ di Macerata … e poi stavolta in realtà i magnoni siamo stati noi … con tanto di dolce, firmato NWVdM (grazia Cristina), spazzolato all’ultima briciola in un tempo record che ha lasciato a ‘boccaaperta’ (vedi foto)
    anche Umberto.
    Grazie a tutti per la partecipazione!

  4. Stefano Vesprini Stefano Vesprini scrive:

    Letto tutto d’un fiato insieme a Serenella.
    Geniale
    Complimenti,Roberto da guarnera

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