Circuito Challenge 2017- Monza

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challenge nordic walking macerata

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Circuito Challenge 2017 – Monza --- Monza - 18 mar 2017 - 09:30

Monza_fbSabato 18 e Domenica 19 Marzo, in occasione del 2° appuntamento del Challenge 2017 e dell’apertura del Circuito Agonistico Federale proponiamo ai soci della nostra ASD una trasferta in Brianza. Il percorso del Challenge di circa 10 km. (così come l’anello della Race) si snoda immerso nel verde del Parco di Monza, uno dei più estesi polmoni verdi d’Europa con i suoi 7 milioni di mq., originariamente pensato come estensione dei giardini della Villa Reale. La Villa, commissionata dall’Arciduca Ferdinando d’Austria all’architetto folignate Piermarini, dopo la collaborazione di quest’ultimo col Vanvitelli per il progetto della Reggia di Caserta, potrà essere visitata dopo le manifestazioni sportive.


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23 commenti su “Circuito Challenge 2017- Monza
  1. Renato Vita Renato Vita scrive:

    Il gruppo ha generato l’ennesima positiva esperienza in questa quasi-primaverile due giorni in Brianza. Prima Milano con una ‘sosta’ di preparazione psicologica in una decina di km iniziata con mete classiche e con due chicche artistiche arricchite dai commenti di Serenella (per chi ha avuto il piacere di ascoltarla), poi è iniziato il tour disegnato (e non solo sulla carta ma con una verifica dettagliata sul campo) da Simone. Storia e storie con aneddoti e foto d’epoca. Quando si dice i discepoli che superano i maestri … qualcuno ha detto anche che il P può assentarsi in ‘Pace’ tanto ormai c’è Simo… A corti discorsi bellissimo giro terminato nell’atmosfera particolare della movida milanese dei navigli con cena ‘classica’ che ha non poco appesantito la prova della domenica al Parco di Villa Reale a Monza dove il gruppo compatto si è aggiudicato un premio di natura enogastronomica (tanto per cambiare) ed una citazione in diretta da parte del Guru (come direbbe qualche ex frequentatore della Asd) del Nordic Nazionale. Per la Race citazione per Umberto che si è migliorato di 10 minuti rispetto alla precedente prestazione nonostante i ‘vizi’ che ‘mortificano’ le sue ‘capacità atletiche’. Ma penso che il massimo lo abbiamo ottenuto/dimostrato sulla strada del ritorno … con la ‘sommossa del pane’ di manzoniana memoria quando i nobili di eataly con forme ed atteggiamenti ostili avrebbero voluto affamare i nostri rifiutandosi in modo ‘barbaro’ ed ostinato di ‘tagliare’ per l’appunto il pane… ma la truppa, opportunamente stimolata, lasciati gli iniziali timori e timidezza e scrupoli di igiene sanitaria di qualche componente, all’ordine perentorio eseguiva un assalto in stile Lanzichenecchi razziando tovagliette bicchieri e pseudo posate per occupare lo spazio vitale necessario al consumo del bottino, ingurgitando tutto (che direbbero gli alieni!?) con tale velocità che il povero Umberto, addetto al taglio, non riusciva a tenere dietro ed alla fine con i residui lasciatigli riusciva a malapena a tacitare i morsi della fame … ma sto togliendo spazio a Roberto che so per certo abbia scritto ‘un primo pezzo su Milano? … quindi …
    Grazie a tutti per la partecipazione e…continuate a seguirci … la stagione è appena iniziata!

  2. Simone Marzorati Simone Marzorati scrive:

    Per la serie “Atti memorabili” dell’associazione (quasi quasi apro una rubrica…:):
    - il tifo sfegatato del Valli della Marca che ha coronato il circuito Race, sospingendo i nostri atleti con urla e schiamazzi da stadio e infine trasformandosi in tifo “mobile” nell’ultimo tratto fino al traguardo, come se fossimo all’arrivo sul Pordoi al Giro d’Italia di ciclismo.
    Certo… da migliorare il supporto tecnico di segnalazione di tempo e posizioni, per evitare di far consumare inutilmente ossigeno ai corridori. Ma durante la gara ci stavamo già organizzando pensando alla prossima, ci doteremo di lavagnetta per segnalare al P tempo sul giro, ritardo dal primo e inseguitori!
    - la nostra giovane promessa, medagliata alla prima prova, di diritto inserita nella “Hall of Fame del Valli della Marca”.
    - L’arrivo del Challenge: tutto il gruppo fermo ad aspettare gli ultimi per arrivare insieme e compatti, macchia rossa e annuncio dello speaker (fa nulla se su tre tentativi non ha azzeccato neanche una volta il nostro nome… Valle della Marca, Valli delle Marche, Lalli Valli Galli…)

    Abbiamo sfangato anche questa…

  3. Roberto Guarnieri Roberto Guarnieri scrive:

    Difficile davvero raccontare le emozioni e il divertimento di questa uscita milanese, una delle più belle degli ultimi anni in quanto a luoghi visitati, risate e sano agonismo (e mangiate…).

    Oltre il cammino Nordic e il tour culturale quello che mi ha colpito è stata la meravigliosa atmosfera di amicizia, cameratismo, unione in questa sorta di gita scolastica dal sapore vintage delle scuole superiori. Amici uniti, compatti e spensierati sotto la guida del maestro Renato e dell’astro nascente del nordic-guida-istruttore Simone (che giocava anche in casa!).

    Un saluto particolare ai genitori di Simone che si sono subito integrati nell’atmosfera del gruppo come se ne facessero parte da sempre. E una lode sperticata ai nostri eroi della Race. Stavolta possiamo davvero dire che spaziamo in tutte le età, vista la performance della nostra Laura! Torniamo dalle terre del Nord carichi di ricordi indelebili, una medaglia, immagini di cotolette giganti e un bel po’ di salumi e vino vinti come uno dei cinque gruppi più numerosi.

    Come ho già detto dal vivo non ho nemmeno più bisogno di trovare idee per scrivere, la realtà ha ormai superato la fantasia! E siccome ne sono successe tante stavolta uscirò con almeno tre capitoli distinti. Il primo ci vede tutti attorno a un tavolo, in una sala illuminata solo da una debole lampadina, attorno al maestro che ci illustra la nostra prossima impresa

    PARTE PRIMA: I PREPARATIVI

    Renato dispiegò la carta topografica e puntò l’indice in un punto preciso. “Milano” sentenziò soddisfatto “Ecco la nostra meta.”
    Un brusio di preoccupazione risuonò nella stanza affollata.
    Vanessa sobbalzò per la sorpresa “Milano? Ma è troppo lontano. E non c’ il mare.”
    “Come ci arriviamo?” esclamò Cristina spaventata, stringendosi al marito.
    “In macchina” rispose il maestro. “Partiamo alle 7.15 della sera e per mezzogiorno dovremmo esserci, se andiamo veloci. Porteremo cibo, tende, gruppi elettrogeni e medicine per il viaggio. Anche un’unità rianimazione e il defribillatore, non si sa mai su al Nord che ci può capitare.”
    Roberto mise le mani avanti. “Oh, parliamoci chiaro… con Milano non si scherza. Sarà pericoloso.”
    “Giusto” ribadì Patrizia con un gesto eloquente. “Un mio cugino è partito tre anni fa e non se ne è saputo più nulla!”
    “A Milano” fece eco Serena preoccupata. “La gente sparisce tra la nebbia. E poi dicono che il sole sorge alle 11 e tramonta alle due di pomeriggio. E se uno fa dieci minuti di ritardo lo fucilano.”
    “E comunque non c’è il mare. Manco una spiaggetta.” insistette Vanessa caparbia.
    “Ma non c’è la darsena?” Leri fece una smorfia eloquente “Quindi magari c’è pure il mare? Forse un mare milanese, ma sempre mare sarà…”
    “E sono tutti fissi con l’orario. Un’amica mia stava mangiando e l’hanno buttata nei navigli col tavolo e tutto perché non si alzava!” Rincarò Cristina, mentre Francesca annuiva convinta.
    “A Milano è così. Devi magnà in trenta minuti!”
    “E cucinano i cani a colazione. Mondo non ce lo porto di sicuro.” Andrea ricambiò la stretta.
    “Per non parlare della peste” disse Roberto. “Oh, dura dai tempi del Manzoni. Fa un sacco di morti. Sarà finita?”
    “Basta!” Renato picchiò un pugno sulla scrivania. “Sono tutte storie. Noi siamo prima esploratori e poi camminatori. Siamo sopravvissuti alle fonti di Siena, ai boschi di Canfaito, alle piane di Castelluccio, alle salite di Pianoro e alle paludi di Milano Marittima! E poi lì ci attendono Simone e Chiara, ci aiuteranno a ambientarci.”
    “Ma per loro è diverso” osservò Serenella. “Sono nativi, proprio milanesi milanesi. Sono geneticamente modificati… adattati all’ambiente, non gli attacca nulla.”
    Stefano scosse il capo .“Però a vederlì … sembrano normali.”
    “Te pare, a te” Umberto si carezzò la barba pensieroso. “E’ che i milanesi sono così. Qui sembrano nomali, poi lassù… diventano milanesi. E po’ a Milano, che se magna? Le cutulett?”
    “Stai fresco. Le fanno piccole e striminzite, mi hanno detto.”
    Serena alzò una mano per attirare l’attenzione. “C’è anche il problema dei soldi… che moneta usano? Dobbiamo cambiare gli euro.”
    “Hanno lo scudo, giusto?” Linda si grattò la testa perplessa “L’ha introdotto il Duca Sforza. O forse il marengo? Bisognerà informarsi.”
    “E il passaporto? A me è scaduto.” osservò Francesca.
    “No, stanno nell’Unione Europea.”
    “A ragazzì, nun te sbaglià. Milano fa stato a sé. Sono austro Ungarici e pure rossoneri!”
    “Si ma l’Austriaungheria sta nell’Unione Europea.” Concluse Umberto sicuro.
    “Insomma finiamola! Anche io sono preoccupato” ammise Renato con una smorfia. “Ma si parte lo stesso. Mi raccomando le maschere antigas, i cappotti pesanti di pelliccia, gli schermi di piombo. Anche maglie del Milan e dell’Inter, per camuffarsi. E per finire…” tirò fuori un libriccino dal sinistro titolo “Dizionario Milanese-Italiano.” Dovete studiarvi questo. Almeno le frasi principali. Tipo Ho fame, datemi da bere, sono ferito, come si torma nelle Marche. Sono stato chiaro?”
    “Simone ci farà da interprete!”
    “Lo so, ma se ci perdiamo… i milanesi l’è gente strana! Ci vediamo in piazza Duomo, Tè capì?”

  4. Stefano Vesprini Stefano Vesprini scrive:

    Ahahahahahah

  5. Stefano Vesprini Stefano Vesprini scrive:

    Usurpo il log di Stefano ma non ne potevo fare a meno: Roberto sei un grande, un romanzo di avventura a puntate ce lo possiamo permettere solo noi.
    A proposito… la mia voce assomiglia molto alle luci di San Satiro,più euro sganci più diventa stentorea, ahahahahahahah. Serenella

  6. Patrizia Rocco scrive:

    Che meraviglia !!!
    Il racconto di Roberto, del capo P equesta uscita dove davvero mi sono divertita da matti.Sembravamo i personaggi del film “Amici miei”.
    Grazie a P, a Simone, ai suoi genitori e a tutto il gruppo di amici .

  7. Andrea Pretini Andrea Pretini scrive:

    Roberto è passata la mezzanotte ed io rido, da solo, davanti allo schermo del computer.
    Non credo sia un buon segno!!!
    Comunque, aspettiamo con ansia i prossimi capitoli.

  8. Maurizio Ciarapica scrive:

    Grande Roberto ho appena letto questo capitolo che ancora sto ridendo e,posso dire che anche se non ho partecipato a questa uscita mi sono immedesimato nel gruppo ed aspetto il nuovo capitolo x continuare questo viaggio milanese e …..!

  9. Roberto Guarnieri Roberto Guarnieri scrive:

    CAPITOLO DUE: IL PROCESSO

    “Allora signor Guarnieri, inizi pure la sua deposizione.”
    “E da che parte, signor Giudice?”
    “Dall’inizio, direi. Partiamo dal viaggio.”
    “Certo. Ci abbiamo messo circa 23 ore, tutto sommato manco tanto.”
    “E da dove siete partiti? Da Tunisi?”
    “No, dalle Marche. Ma si sa, le strade sono quelle che sono e per Milano è pieno di paludi, punti di frontiera… dovevamo cambiare i soldi e l’autostrada quassù non ha mica solo due corsie! Comunque alla fine siamo arrivati all’albergo, un palazzone grosso a e alto come non mai.”
    “Appunto, vogliamo parlare dell’Hotel Concordia?”
    “Ah, buono quello. Intanto, mi permetta, ma di concordia non aveva nulla. Solo qualche caffè di benvenuto.”
    “Però avete finito le scorte di una settimana. E devastato una camera.”
    “Che potevamo fare? Abbiamo solo mangiato un boccone in una camera, non c’era nemmeno una sala da pranzo. Sa, noi camminatori ci spostiamo in branco. E gli ascensori, poi, non ci si capiva niente.”
    “Appendere salami, tagliare trenta panini, yogurt, mele, banane, integratori, riempire un armadio di bibite vuote e spargere briciole sulla moquette lo chiama consumare un boccone? Per non parlare di cartoni di dolci, zucchero filato, cioccolata fusa…Ci sono un sacco di danni.”
    “Bazzecole, mi creda. Dopo il caffè però siamo usciti e abbiamo sentito una gran voce provenire dal cielo. Era il nostro maestro che ci indicava la via per la metropolitana.”
    “Poi ne parliamo, del vostro presunto guru. Dice che vi chiamava dal cielo? Tipo Nostro Signore?”
    “No, in verità era in garage… sa, c’era una grata e Serena parlava troppo. Comunque i guai sono cominciati dopo. Con la metropolitana. Signor giudice, quella è fatta proprio male, sa? E ci sono questi treni che vanno e vengono, ma se non azzecchi la direzione, il colore, i capolinea, le fermate… ti ritrovi da una parte piuttosto che dall’altra. Una roba da matti. Sbagli una scala e sei fregato. Così abbiamo corso un po’ e ci siamo persi dei compagni per strada.”
    “Vedo… tale Stefano Vesprini risulta disperso, con moglie e un paio di amiche. Che fa di mestiere costui? Un lavoro di ufficio immagino, vita sedentaria, non abituato a viaggiare.”
    “Veramente fa il ferroviere. Guida proprio i treni, intendo.”
    “Ah!”
    “Lo so che è strano, ma è Milano signor giudice. Fa questo effetto, ti confonde e ti distrae. Un postaccio! E comunque alla fine siamo sbucati dalla metro e finiti in questa specie di castello. Che non è mica tipo quello della Rancia, sa? O Gradara, che è tanto bello. No, tutta un’altra cosa. Ci stanno un sacco di mura marroni, dei biscioni tipo serpi, un prato lungo una cifra e una copia in cartongesso dell’arco di trionfo con Napoleone sopra. Che c’entrava non si è capito!”
    “Lei intende il castello Sforzesco, immagino?”
    “Guardi, il nome del castello non lo ricordo ma di sicuro ha ragione lei, era proprio sforzesco, in quanto per farlo tutto a piedi ci siamo davvero sforzati. Non finiva mai ed era pieno di questi milanesi che il sabato si sdraiano tutti sull’erba.”
    “E che mi dice di questa foto con uno stendardo sovversivo? La polizia ha sequestrato foto imbarazzanti.”
    “E’ che noi la foto con lo stendardo la facciamo sempre, anche davanti a quella chiesa tutta di bianco, un po’ confusa, sulla piazza delle banane. Bella era bella, per carità, però…”
    “Intende il Duomo?”
    “La chiesa sulla piazza principale del paese, quella lì. Abbiamo fatto un sacco di strada pedonale facendoci strada a spinte tra i milanesi. Quanti sono! E poi ci stanno questi tram che invece che sgommare sulla strada vanno sulle rotaie, come cent’anni fa. Però nun se scansano loro, devi scansarti tu sennò ti prendono sotto. E so’ pure silenziosi, che ti arrivano alle spalle e non li senti! Le pare una cosa fatta bene, dico io?”
    “Torniamo a piazza Duomo”
    “C’era pure la partenza per la Stracivitanova. L’ha detto la nostra amica Patrizia. Però è strano perché da noi c’è già stata, forse qui a Milano arriva più tardi.”
    “Guardi che era la Stramilano… Vada avanti, per favore.”
    ”Quelli di noi più istruiti sono andati anche alla libreria Mondadori.”
    “Meno male. Avete comperato libri, immagino?”
    “No, ci siamo fatti una marea di caffè. Io, Serena, Cristina, Andrea, Vanessa e altri… Capisce, l’abbiocco… Si dice, da voi, l’abbiocco? Fatta la foto, signor giudice, abbiamo iniziato un normale tour di cose vecchie archeologiche e medioevali.”
    “Guidati da tale Renato Vita, giusto? un pericoloso sovversivo noto alle forze dell’ordine che gira l’Italia arringando la folla con un libretto rosso. Per fortuna è già in galera.”
    “Insomma, sì quello lì. E ci ha portati prima in una chiesa che si chiama come lo stadio, San Siro.”
    “Ma sarà San Satiro!”
    “E’ uguale. Lì non c’è mica un granché, solo una specie di imbroglio.”
    “In che senso?”
    “Che ci sta un pezzo di arco che pare profondo e invece ci sta un muro piatto. Una sola pazzesca, e ti fanno pure pagare per vederlo. Bello è bello, per carità, anche se fa venì il mal di testa perché se lo guardi di traverso è tutto storto e sbilenco. Ce l’ha spiegato pure Serenella, che di storia dell’arte se ne intende. Dice che l’ha fatta un certo Bromuro.”
    “Bramante, vorrà dire.”
    “A me mi pare di aver sentito Bromuro. Comunque anche con Umberto ci dicevamo che era bello, però pure a star lì due ore uno si abbiocca!”
    “Per questo il prete vi ha cacciato in malo modo?”
    “No, si parlottava a alta voce. Tanto… poi per fortuna siamo finiti in una chiesa con i muri blu che pareva lo stabilimento balneare di Mirrò, non so se c’ha presente.”
    “Affatto”
    “Per fortuna c’era una sfilza di panche di legno, con lo schienale bello alto. Certe dormite!! Andrea s’è appennecato, io pure e tanti altri. Serenella e Renato parlavano sempre, ma noi ci siamo messi a russare.”
    “Di fronte a un tale capolavoro!”
    “Bello era bello, per carità. Ma eravamo pure stanchi…”
    “Da qui in poi entra in scena tale…. Marzorati Simone, se non erro. Spacciandosi, assieme alla compagna, come falsa guida turistica senza alcun permesso.”
    “Però era bravo, guardi! Calmo, compassato, parlava milanese ma si capiva tutto come se parlasse in italiano. Ci ha fatto vedere un sacco de robba: una torre di mattoni che hanno fatto i romani, mi sa durante un Milan Roma degli anni sessanta, per vedere meglio la partita. Poi parlava di un Circo Massimo, ma noi il tendone non lo abbiamo visto. Ci ha raccontato di un sacco di porte, signor giudice. Una romana, una spagnola, una medioevale, una del Canton Ticino. E quante porte bisognava fare per entrare a Milano! Per forza dicono che i milanesi sono gente chiusa. C’era anche una parete tutta dipinta , come da noi sul molo, però con i personaggi famosi di Milano. Tutta gente famosa, mi creda: Sant’Ambrogio, quello dei cioccolatini della pubblicità, poi lo scrittore, Alessandro Manzotin, e il cantante, quello delle mille lire vecchie, Giuseppe Verdi, ha presente, è stato anche a Sanremo, mi sembra…
    “Non ho parole, guardi”
    “C’era pura un angolo con una colonna che avevano messo perché uno credevano che aveva appiccato la peste invece non era mica vero e allora si sono vergognati e hanno detto che dovevano scusarsi. Proprio come è capitato a me e a un altro in una recente uscita. Ma forse non le interessa, suppongo.”
    “Infatti, torniamo al racconto. Mi diceva che il Marzorati faceva da guida…”
    “Poi però Simone ha tentato di imbrogliarci, una volta sola, quando sosteneva che al posto delle strade c’erano i canali. E che siamo a Venezia?”
    “Si chiamano navigli…”
    “Quelli dopo, si li abbiamo visti. Dice Darsena, porto, navigli… Ma non c’era manco un ombrellone o la sabbia. E che darsena è, senza sabbia, mi scusi? Mia moglie con il costume già cercava un lettino. E tutti noi avevamo al crema solare. Invece un freddo improvviso, un’ariaccia gelida! Proprio strani ‘sti milanesi.”
    “Il Marzorati poi lo abbiamo tratto in arresto, per fortuna, insieme alla sedicente Chiara. E per finire, ci racconti del caso ristorante.”
    “Intende il Donoma? Sa che da noi c’è un posto che si chiama uguale?”
    “Veramente era Damm’atra.”
    “Sul serio? Sta alla fine di ‘sti cavolo di navigli, che non finiscono mai tanto sono lunghi. Una fame, signor giudice, che non le dico. Ma tutti, è, anche le ragazze. Giuro. Proprio una fame nera.”
    “E’ per questo che lo avete devastato, mangiando ogni cosa vi capitasse a tiro? Qui si parla di un individuo che da solo ha consumato tre risotti e tre cotolette. Tale Antolloni Umberto, detto Il Serial killer della Brianza.”
    “Perché gli altri no? Questi milanesi hanno il riso che non è bianco, ma giallo! Non ci si crede. Sulle cotolette, però nulla da dire: sono grandi, ma proprio grandi. Forse un po’ finarelle, ma ci si passa sopra se ne mangi tante.”
    “E come si spiega il vostro tentativo di fuga senza pagare? Vi hanno acciuffato a malapena all’imbocco della metro prima di far perdere le vostre tracce.”
    “Mica che non volevamo pagare, signor Giudice. Anzi ci siamo inventati un sacco di formule quando abbiamo ordinato. Menù degustazione diviso quattro col riporto di due, risotti a pezzi, vino a gocce, birre in condominio, due risotti con il condimento di un terzo, tre cotolette in quattro e quattro per ogni cotoletta a metà… alla fine non ci ha capito più un tubo nessuno, non si riusciva a pagare. Il tempo era scaduto (perché a Milano si mangia a tempo, signor giudice. Mica una bella cosa, sa?) e allora ce ne siamo andati. Non ho ancora capito che voleva il tipo con il coltello che ci correva dietro! E qui che ci hanno arresati tutti, o almeno quelli ancora in libertà.”
    “Vedo… una bella combriccola di pregiudicati: un sedicente bancario, un ingegnere con finta laurea, spacciatrici di dolci dietetici, una santona che fa i fioretti, un ferroviere abusivo, una falsa professoressa di storia dell’arte, guide fasulle del posto, addirittura una nonna anche se visto l’aspetto avrà dichiarato il falso, guru che si spacciano per maestri di atletica, contestatori barbuti e chi più ne ha più ne metta. Fino a personaggi inquietanti, su tutti tale Serena, cognome ancora ignoto. Ma chi le faceva i capelli? Satana?”
    “troppo rossi, dice?”
    “E per finire la ciliegina sulla torta: uno squallido caso di adescamento in camera di un cameriere di colore da parte di tre ragazze del vostro gruppo! Ma come si fa!”
    “Signor giudice,lì non c’ero. E se c’ero, dormivo. Guardi che siamo innocenti, avevamo una importante gara il giorno dopo e ci siamo lasciati andare un po’ all’euforia.”
    “Mi faccia vedere… quindi voi praticate questo Nordic Walking? Per questo abbiamo trovato bastoncini con le punte d’acciaio nelle macchine? Vi chiamereste Galli della Marca?”
    “Valli…Esatto. Siamo noi. “
    “Avete qualcuno che possa garantire per voi?”
    “Telefoni a Pino della Sega, lui sa tutto.”
    “E chi è?”
    “E’ uno che organizza raduni in montagna, d’inverno, sugli sci. Uno onesto.”
    “Me l’immagino… un altro mitomane come voi, di certo. Mi informerò. Nel frattempo restate tutti in galera, ho fatto preparare per voi delle celle nelle segrete del Castello Sforzesco.”
    “Però andiamoci con la macchina, signor giudice. A piedi no, per favore…”

  10. Stefano Vesprini Stefano Vesprini scrive:

    Ahahahahahah,troppo forte, Roberto

  11. Maurizio Ciarapica scrive:

    Ho letto questo 2° capitolo senza pause ma con tante risate e,mi resta difficile trovare altre parole x descrivere un racconto cosi ben orchestrato .
    Comunque, cresce l’attesa x il prossimo capitolo e, se tanto porta tanto…..

  12. Umberto Antolloni scrive:

    Vellu, eh! Per esse vellu è vellu…..

  13. Patrizia Rocco scrive:

    So morta dal ridere ????????????

  14. Antonietta Valeriani scrive:

    Bravo Roberto, sei quasi riuscito con la fantasia a superare la realtà!! E questa volta era difficile…
    Questa è stata tra le uscite migliori e più divertenti. Mi è sembrato di essere a una gita scolastica. Grazie Renato, grazie Simone e grazie a tutti i compagni di… Valle delle Marche, Valli della Marca,Valle de Che? …ho una crisi di identità!!!! Ps: un grande applauso a Maria Laura la nostra medaglia d’oro!

  15. Rosanna Monteverde scrive:

    Bravo Roberto!! Siamo stati proprio bene…oltre alle piacevoli camminate, tante risate!! Grazie a tutti

  16. Francesca Pizzichini scrive:

    Grande Roberto…grandi tutti.E’stata la mia prima uscita lunga…e mi sono divertita da matti.Ottimo clima, ottima compagnia.

  17. Roberto Guarnieri Roberto Guarnieri scrive:

    Ed ecco il terzo, conclusivo e infamante capitolo della Trilogia Milanese!

    CAPITOLO TERZO: INDAGINI E CATTURA

    (Nota: il testo originale è in milanese, traduzione in italiano a cura di R.Guarnieri)

    Il tenente Massetti posò la tazza di caffè e si passò le mani tra i capelli con un gesto sconsolato.
    “Giornataccia?” chiese il collega, gettando uno sguardo fuori dalla finestra. Era ormai sera inoltrata e le luci di Milano brillavano in un velo di nebbia appiccicosa.
    “Puoi ben dirlo.“
    “Il caso dei camminatori, immagino?”
    “Esatto” sospirò l’altro. “E’ tutto il giorno che mi ci danno l’anima.”
    “L’irruzione all’Hotel Concordia? Pensavo li aveste presi.”
    “Macché. Siamo arrivati tardi. Erano già fuggiti, non prima di aver consumato colazione per 80 persone.
    “Così tanti?”
    “No, erano solo in 18, ma hanno mangiato cinque volte tanto. Una roba mai vista. Stessa storia del ristorante di ieri sera. Visto l’abbigliamento di questi disgraziati abbiamo pensato fossero partecipanti alla Stramilano, e siamo corsi in centro. Ma nulla da fare. Nessuno ne sapeva nulla. Solo verso le dieci abbiamo capito che questa specie di sport alternativo, il Nordic Walking, è una disciplina a parte. Se ne vanno a spasso aiutati da due bastoni con un sacco di mosse strane.”
    “Quattro gatti, immagino”
    “No, anzi c’era un specie di raduno nazionale, su a Monza, al parco della Villa. Siamo arrivati in forze ma il gruppone era già partito. Un mare di atleti con giubbini di tutti i colori. Impossibile rintracciare i nostri furfanti. C’era da leggersi i nomi su tutte le maglie.”
    “Valli della Marca, giusto? Che sono, veneti?”
    “Credo. Treviso, quei posti lassù… Comunque abbiamo fatto un po’ di domande e questo Renato è noto a parecchi. Un furfante di prima categoria, che trascina il gruppo in imprese disperate e razzie in giro per l’Italia. C’è una serie di segnalazioni lunga un chilometro, da Roma a Siena, Venezia, Bologna e così via. Sembra che a Ravenna abbiano sfilato pezzi di mosaico da Sant’Apollinare!
    “Addirittura! E nessuno sa che aspetto ha?”
    “C’era una tipa di Rovereto che dice di conoscerlo bene e ha fornito una descrizione accurata. Quindi abbiamo aspettato che il gruppo tornasse al traguardo.”
    “E poi?”
    “Una confusione che non ti dico: gente di tutti i tipi, assalto al ristoro, tè e panini che volavano via. Impossibile trovarli senza una foto segnaletica. Molti avevano giubbini rossi simili. Le telecamere della metro avevano individuato la famiglia del ferroviere, quello che ha perso il treno. Ma non lo abbiamo rintracciato. Poi c’era la descrizione dei camerieri del ristorante: l’uomo barbuto delle cotolette, la tipa coi capelli rossi…, il finto ingegnere con la moglie: nulla di fatto! Però c’era una seconda possibilità: sembra che alcuni di loro partecipassero dopo alla Race.
    “E che diavolo è?”
    “Una specie di corsa con i bastoncini. Si sono iscritti in tre di: il capo, Renato, un certo Umberto e una minorenne, tale Laura, forse figlia del capo. Hai capito? Una vera associazione a delinquere. Hanno dei basisti in zona: una famiglia di Milano che li appoggia e li copre, di sicuro! ”
    “Quindi hai aspettato la partenza dalla Race per individuarli?”
    “Volevo. Ero pronto a impacchettarli quando i colleghi della sicurezza della Villa Reale ci hanno chiamato. Un gruppo di donne scatenate, assieme a un uomo non meglio identificato, stava creando caos e danni dentro la villa. Volevano lo sconto comitiva, staccavano pezzi di pavimento, si rincorrevano nei corridoi, facevano foto di gruppo ovunque e hanno saccheggiato il bar. E indovina: indossavano tutti giubbini rossi!”
    “I nostri camminatori!”
    “Esatto! Proprio loro. Ci siamo precipitati ma ci sono sfuggiti di nuovo. Si muovono rapidi, accidenti a loro. Poi siamo tornati a bomba al campo, ma la Race era finita e ‘sti maledetti svaniti nel nulla. Sono stati pure premiati, pensa te. Bottiglie di vino e salumi! C’è di mezzo una seconda basista che li protegge, una ragazza, della provincia di Lodi, la stiamo cercando. Ma ormai è troppo tardi Chissà dove saranno finiti.”
    “Posti di blocco all’autostrada?”
    “Troppo tardi, ti dico, L’hanno imboccata verso le sei. Impossibile sapere dove sono diretti…”
    Un silenzio imbarazzato scese sull’ufficio. Poi, proprio in quell’istante, squillò il telefono.
    “Pronto, sono Massetti. Si. Si, me ne occupo io. Come? Sull’autostrada? Verso Bologna? Coi giubbini rossi, sei sicuro? Un autogrill devastato? Panini confezionati a mano? Tavoli rubati? Pezzi di salame sul soffitto? Bottiglie di birra e pezzi di pancetta infilati in bastoncini? Sono loro, di sicuro. Bloccate l’autostrada dopo Bologna, allertate le pattuglie antiterrorismo locali. Sono pericolosi, nel caso sparate a vista! Arriviamo in un paio di ore. Voglio elicotteri sulla strada, tiratori scelti ai caselli! guardia di finanza, l’esercito, le milizie volontarie! Chiamate pure i testimoni di Geova, se necessario! Anche carri armati, se riescono a arrivare in tempo.”
    Guardò il collega trionfante: “Li abbiamo in pugno! Hanno fatto un errore di troppo, stavolta li arrestiamo!” e corse fuori non prima di aver preso la pistola.

    Renato Vita lasciò vagare lo sguardo malinconico sul piazzale dell’autogrill, ascoltando il rombo dei motori sull’autostrada. I lampeggianti della polizia si avvicinavano sempre di più macchiando di blu e giallo la foschia della notte. Le giubbe rosse, in ritirata, erano sparpagliate tra le auto come un mazzo di carte caduto dalla tasca.
    L’espressione fiera ma corrucciata, la posa plastica, l’uniforme sgargiante appena macchiata del fango di Monza lo rendevano simile a Napoleone dopo sconfitta di Waterloo.
    E proprio così si sentiva. La missione era finita. Erano sfuggiti a ogni pericolo milanese, ad ogni imboscata meneghina. Sopravvissuti alla metro, alle insidie dei navigli e alla giungla del conto del ristorante, avevano percorso i dieci chilometri mostrando fieri la loro potenza, si erano coperti di gloria alla Race, di doni e di medaglie.
    Aveva previsto tutto ma non lo sconcertante assalto all’autogrill dei suoi compagni. Una mossa azzardata degna dei moti manzoniani che era sfuggita al suo controllo. Tanto, alla fine, era sempre il mangiare che li fregava!
    Il tenente Guarnieri gli diede un colpetto sulla spalla per attirare l’attenzione. Teneva in mano un cellulare acceso. “Signore, Maurizio e Adriana ci chiedono come sta andando? Che rispondo?”
    Renato sospirò rassegnato. “Risponda che abbiamo spezzato il pane con le mani in un tavolo abusivo per farci dei panini con fette di salumi rubati. Capiranno. Ah, e che raccolgano soldi per la cauzione. Ce ne sarà bisogno.”

  18. Renato Vita Renato Vita scrive:

    …non avrei avuto tempo di leggerlo tutto … ma me lo son preso…BRAVO! per il prossimo anno, se continua così, occorrerà una enciclopedia per raccogliere tutte le ‘imprese’ … contatto la Treccani …Franchellucci non ci basta più.

  19. Stefano Vesprini Stefano Vesprini scrive:

    Porca miseria,Roberto,è troppo forte.:-) :-) :-)

  20. Adriana Castelli scrive:

    E si che abbiamo capito!!! E’ sempre il mangiare che ci frega… non sara’ facile, ma abbiamo iniziato la raccolta per la cauzione. Per i nostri amici camminatori e’ il minimo che possiamo fare!!

    Sempre grande Roberto!!!

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