Camminata Nordica all'Alba di S.Giovanni

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Camminata Nordica all'Alba di S.Giovanni --- Civitanova Marche - 24 giu 2018 - 04:30

NotteStreghe_evPer l’alba di San Giovanni Battista, il 24 Giugno, come oramai tradizione, proponiamo ai nostri soci una camminata in riva al mare e, se possibile, per alcuni tratti in acqua (attrezzarsi con sacca per le scarpe), fino al sorgere del sole.
Nel nostro consueto tragitto incontreremo (e chi vorrà potrà fermarsi) la celebrazione in spiaggia. Al termine della camminata potremo dedicarci alle nostre abluzioni mattutine con l’acqua di S. Giovanni, preparata secondo tradizione la sera prima. A seguire colazione più o meno vegana; ci ritroveremo poi agli appuntamenti della settimana successiva per verificare se il festeggiamento del solstizio d’estate abbia o meno propiziato la positività evocata.
Sarebbe infine simpatico se ogni socio condividesse, pubblicandoli nei commenti di questa pagina, i ricordi di riti o tradizioni vissuti magari da bambini con parenti o in comunità diverse o lontane, per non perderli completamente e cercare di allargare il mosaico di leggende e credenze di seguito riportate.
Ritrovo per i più volenterosi esoterici e/o religiosi, al solito, dal Veneziano ore 4:30 (… non del pomeriggio).
Per la partecipazione è necessario iscriversi entro l’allenamento di Venerdì 22 Giugno utilizzando il modulo sottostante.


Una “notte magica” quella fra il 23 ed il 24 Giugno: magica in tutti i sensi, perché leggenda, mistero, storia e riti si fanno largo e si fondono. Un evento che lega le tante province e regioni italiane ed europee.
La notte di san Giovanni rientra nelle celebrazioni solstiziali; il nome associatogli deriva dalla religione cristiana, perché secondo il suo calendario liturgico, vi si celebra San Giovanni Battista. La data in questione cade vicino al solstizio d’estate, sostituendo i culti celebrati già in epoche precristiane. Giano, dio bifronte del principio e della fine, delle porte e dei confini, nell’era cristiana, ha ceduto infatti il controllo delle “porte solstiziali” ai due Giovanni: San Giovanni Battista che governa sul solstizio d’estate e San Giovanni Evangelista (27 Dicembre) che presiede al solstizio invernale. Le date delle ricorrenze coincidono con quelle in cui i Collegia Fabrorum festeggiavano Giano. Anche la somiglianza fonetica fra Janus (Giano) e Joannes (Giovanni) è evidente e porterebbe a ritenere che la collocazione delle feste dei Santi Giovanni in prossimità dei due solstizi non sia stata casuale e servisse non tanto a cancellare il culto arcaico, quanto a “riscriverlo” in termini cristiani.
Nella festa di San Giovanni convergono inoltre i riti indoeuropei e celtici esaltanti i poteri della luce e del fuoco, delle acque e della terra feconda di erbe, di messi e di fiori.
Si suppone che in tale notte avvengano strani prodigi e meraviglie, per cui si organizzano veglie e riti. Secondo le tradizioni nordiche, proprio il 24 Giugno corrisponde al giorno di Mezza Estate. Il mondo naturale e il soprannaturale si compenetrano e cose ritenute impossibili diventano possibili.
NotteStreghe1
Secondo un’antica credenza poi, il sole (fuoco) si sposa con la luna (acqua); da questo derivano tutti i riti e gli usi dei falò e della rugiada, presenti nella tradizione contadina e popolare; non a caso gli attributi di san Giovanni sono il fuoco e l’acqua, con cui battezzava. I falò accesi nei campi la notte di san Giovanni erano considerati, oltre che propiziatori, anche purificatori e l’usanza di accenderli si riscontra in moltissime regioni italiane, europee e persino nell’Africa del Nord.

Secondo altre leggende la rugiada della mattina di San Giovanni, ovviamente legata all’elemento acqua, ha il potere di curare, di purificare e di fecondare. Nel Nord Europa, ad esempio, se una donna desiderava avere molti figli, doveva stendersi nuda, o rotolarsi, nell’erba bagnata. Lo stesso tipo di rituale veniva effettuato nel caso in cui la donna desiderasse bei capelli e una buona salute.
Le erbe raccolte in questa notte hanno un potere particolare, sono in grado di scacciare ogni malattia e tutte le loro caratteristiche e proprietà sono esaltate e alla massima potenza. Le erbe più note da raccogliere nella notte del 24 sono: l’iperico detto anche erba di S. Giovanni; l’artemisia chiamata anche assenzio volgare e dedicata a Diana-Artemide; la verbena protettiva anch’essa e il ribes rosso che proteggeva dai malefici. Oltre a quelle sopra citate erano anche ricercate: Vischio, Sambuco, Aglio, Cipolla, Lavanda, Mentuccia, Biancospino, Corbezzolo, Ruta e Rosmarino.
NotteStrege2
Con alcune delle piante sopra citate era possibile fare “l’acqua di San Giovanni”: si prendevano foglie e fiori di lavanda, iperico, mentuccia, ruta e rosmarino e si mettevano in un bacile colmo d’acqua che si lasciava per tutta la nottata fuori casa. Alla mattina successiva le donne prendevano quest’acqua e si lavavano per aumentare la bellezza e preservarsi dalle malattie.
A proposito di erbe, a quella di San Giovanni, detta anche “cacciadiavoli”, sono legati non pochi aspetti leggendari e misteriosi. Nome scientifico Hypericum perforatum, era la pianta utilizzata per curare le ferite, dai Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, che secondo la “dottrina dei segni” utilizzavano piante dalla forma simile alle infermità da guarire. Se si osservano infatti le foglie di questa erba controluce, esse appariranno costellate di ghiandole trasparenti simili a perforazioni, cioè a “ferite”. Era anche l’erba che nell’antichità scacciava gli spiriti del male e che ancora oggi è portatrice di buonumore, grazie ad una sostanza attiva, l’ipericina, che in Germania è tra gli antidepressivi più prescritti.

Altra leggenda legata a questa fase solstiziale dell’anno narra che le streghe fossero solite darsi convegno nella notte tra il 23 ed il 24 Giugno attorno ad un antichissimo albero di noce (nella zona di Benevento), e con i frutti di questi alberi stregati, colti ancora verdi e madidi di rugiada nella notte di San Giovanni, si preparava il nocino, liquore considerato terapeutico.
E’ anche tradizione dalle nostre parti bagnarsi i piedi in mare per avere benefici contro i malanni e purificarsi prima di funzioni religiose celebrate in riva al mare.
Altra tradizione benaugurale per i raccolti e foriera di abbondanza era ed è ancora da noi quella di far benedire un fascio di spighe di grano durante la funzione religiosa prima dell’alba del 24 giugno.
La notte del solstizio e dei fuochi, anche se ai falò sui monti si sono sostituiti i meno poetici e forse più banali fuochi d’artificio sulle spiagge, non cambia il suo significato magicamente archetipale di una grande e antica festa solare che è stata celebrata da poeti e scrittori a cominciare da Shakespeare nella sua “Notte di mezza estate” , dai nostri Cesare Pavese ne “La Luna e i falò” e Gabriele D’annunzio ne “La figlia di Iorio”.
Il Vate ricorda l’antica usanza delle ragazze abruzzesi che si svegliavano all’alba per guardare il sorgere del sole, poiché la prima che avesse visto nel disco luminoso e sanguigno il volto di San Giovanni decapitato, dopo la danza dei sette veli di Salomè, entro l’anno si sarebbe felicemente maritata. Ne “La figlia di Iorio” Ornella così dice infatti ad Aligi:


E domani è Santo Giovanni,
fratel caro: è San Giovanni
Su la Plaia me ne vo’ gire
per vedere il capo mozzo
dentro il Sole all’apparire,
per vedere nel piatto d’oro
tutto il sangue ribollire.
E domani è Santo Giovanni,
fratel caro: è San Giovanni
Su la Plaia me ne vo’ gire
per vedere il capo mozzo
dentro il Sole all’apparire,
per vedere nel piatto d’oro
tutto il sangue ribollire.


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