Lezione Itinerante nella Riserva del Monti San Vicino e Canfaito

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Lezione Itinerante nella Riserva del Monti San Vicino e Canfaito --- S. Severino Marche - 18 nov 2018 - 07:20

Canfaito2018_fbDomenica 18 Novembre proponiamo ai nostri soci una lezione itinerante di Nordic Walking immersi nella natura della Riserva Naturale Regionale del Monte San Vicino e Monte Canfaito. Il percorso di circa dodici kilometri non presenta particolari difficoltà ed è adatto a tutti coloro che frequentano con una certa regolarità i nostri appuntamenti settimanali; per contro ci elargirà ‘affacci’ notevoli sul territorio circostante. Chi vorrà potrà terminare la mattinata fermandosi a pranzo in struttura in zona Faggeta di Canfaito che in questo periodo mostra tutta la sua eleganza con i colori dell’autunno. Costo del pasto intorno ai 15 euro.
Per la partecipazione è necessario iscriversi utilizzando il modulo sottostante, indicando nel campo Note l’intenzione di restare per il pranzo. L’iscrizione va completata entro Giovedì 15 Novembre per chi si ferma a pranzo ed entro l’allenamento di Sabato 17 per tutti gli altri.

Programma

  • Ritrovo: Civitanova Marche ore 7:20 parcheggio antistante la Pasticceria S. Marone
  • Partenza lezione: ore 9:00
  • Pranzo: ore 13:00 circa

Abbigliamento

Abbigliamento adatto al clima ed al luogo: ci muoveremo intorno ai 1000 m. di altitudine, quindi calzature con fondo adatto tipo trail running, pantaloni invernali, pile, antivento/pioggia, cappello, guanti, nello zaino snack ed acqua e/o bevanda calda e cambio completo in auto.


Le foto


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nordic walking montefeltro

Commenti

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3 commenti su “Lezione Itinerante nella Riserva del Monti San Vicino e Canfaito
  1. Simone Marzorati Simone Marzorati scrive:

    Sparuti fiocchetti di nevischio volteggiano intorno alle punte gelate dei nostri nasi. Faggi secolari ci guardano mentre il fruscio dei nostri passi si fa spazio sul tappeto rosso del sottobosco. Una coltre bianca si insinua tra i rami e tra pochi attimi saremo avvolti dalla nebbia che impedirà alle ultime luci del giorno di raggiungerci. Tutto intorno si sfoca.
    Ci trasciniamo, spossati da una strana pesantezza. Mancano le forze, i movimenti sono legati. Alcuni di noi si lasciano quasi abbandonare dall’insidiosa sonnolenza.
    Dobbiamo filare, altrimenti da qui non si scappa.

    Eppure la giornata era trascorsa nella normalità più assoluta… o forse no.

    Il programma si presentava liscio liscio, limpido come l’acqua disegnata dalle “influencer” più rinomate.
    Ritrovo al solito spaccio di glicemia, ore 7.20. Partenza lezione ore 9.00. Pranzo ore 13.00.
    Più facile di così! Anche a rileggerlo non riesci a trovare insidie di nessun tipo, neppure se ti fai un succo di meningi.
    Tra le 7.20 e le 9.00 cosa vuoi che possa succedere…
    Al ritrovo è in arrivo il Capo e ancora non si vedono due macchine. L’inizio non è dei migliori.
    Chi manca, chi non manca, con appello veloce si arriva alla lettera Pi(punto). Eh va bé, ma questo era scontato, non si può pretendere. Eccola là che spunta, entra nel piazzale con entusiasmo e dal finestrino si rivolge al Supremo: “Siccome io avrei che… da lasciare una cosa a… la macchina a Macerata, se la porto là… poi torno indietro con (chi?)… pensi che si possa fare se…”
    La gente, intuita la situazione, si rintana dietro le macchine aspettando che il Capo rompa il silenzio con un ringhio di tuono.
    Il tutto si risolve con un mellifluo “MannaggiaporcadiquellaiononcipossocrederechedavveroE’maipossibilecheunabenedettavoltaChimel’hafattofareameladomenicamattinaSedavverodovessidiretuttoquellocheAraccoglierlituttinellastessaassociazionecenevuoledifortunaZozzaerizozzaporca… Va bene, passiamo da Macerata, solo qualche chilometro in più, forza Partiamo!!”. No! La macchina di zio Maurì dov’è, fermi. Arriva anche lei, tutto nella normalità.
    Due di qui, quattro di là, tre con il Capo e via… tutti in macchina si parte. Si risale dai Piedi di Ripa, macchina bianca papale davanti, sorpasso al pullman, tutti dietro. O quasi.
    Squilla il telefono presidenziale. Pipunto (ancora lei?!!): “Renààto, Maurì è dietro al pulmann, se non aspettiamo alla prima svolta rischia di non vederci”. E aspettiamo, allora.
    Ecco la colonna riunita. Prima rotatoria, tutti su a sinistra. Ultima macchina…giù a destra.
    Eh, allora ditelo che uno prenota la neuro e si mette il cuore in pace.
    Di nuovo fermi tutti. Contattare i dispersi, subito! Chiamata del Capo per direttissima: “Maurì! Dove siete!?!?”. “Dopo lo Sferisterio dove si va?”. “Ma ‘n do stava scritto Sferisterio! Se hai finito di vede’ l’Aida torna indietro, alla rotatoria su per il Tribunale!”. “Quale Tribunale?”. “Quello dove ti portano i Carabinieri che mando adesso a prenderti se non te movi! Segui Tribunale, Palazzo dello Sport, Piscina Olimpionica, Monumento ai Caduti, Ara Pacis, Sette Colli, Ponte sullo Stretto! Insomma, la seconda uscita!”. Tutto questo mentre quel fottuto pulmann ci sorpassa bello bello…
    Di nuovo tutti uniti compatti. Abbandoniamo la Punto Pi Car al palazzetto.
    A volte la velocità con cui si diffondono le notizie… Gli abitanti del borgo del Giovane Favoloso chiamano già arrivati in quel di Septempeda, tra il ribollir dei tini. “Renatò! Noi siamo qui alla rotatoria del nosocomio. Vi aspettiamo”.
    Mmmmmhhh… un’altra rotatoria. Ma cosa vuoi che succeda. Bastano le comunicazioni alle altre due associazioni per indicare il punto di congiunzione astrale (chi fa da sé fa per Tris…). Gli omini verdi sono ancora dalle parti delle paludi di Monteccasiano, appena una decina di km in direzione opposta a quella di marcia, che vuoi che sia, poi arrivano. Per fortuna ci sono i donatori di globuli rossi su cui si può sempre contare: “Ok, ci fermiamo lì dove ci sono i Giovani Favolosi, abbiamo sentito, forte e chiaro!”.
    La colonna del Valli arriva alla fatidica rotatoria, supera i Giovani Favolosi che con strani gesti indicano di proseguire. Ma i donatori?!??. “Dove siete!?” chiede un Capo ormai sull’orlo di una crisi isterica. “Alla rotatoria prima della rotatoria del nosocomio, ma il Giovane Favoloso non l’abbiamo visto!”. “Eccecredo…”. Dai, manca solo da prendere la direzione per la meta, ormai anelata con trepidazione.
    “Capo, il peggio è andato”, disse uno. Siamo tutti incanalati verso quel grumo sperduto di case che risponde al nome di Elcito.
    Ma il vaticinio del Supremo, che forse era meglio trovarsi in un luogo meno angusto, non attende di avverarsi, mentre il termometro ci indica meno di 10°.
    Fermi tutti, non avviciniamoci al borgo con tutte queste macchine. Solo il Giovane Favoloso dovrà abbandonare il mezzo per poi permettere il recupero di tutti gli altri a fine giornata.
    State fermi, tutti fermi, non muovetevi.
    Il Capo scorta il Giovane Favoloso, scende dalla macchina a consigliarlo, prendono le misure dell’unico quadrato d’erba già pieno di macchine, si muovono come ingegneri delle costruzioni, per ricavarne un piccolo spazio. E già nel borgo, sperduto tra rocce a picco, si vocifera che qui passerà la nuova variante dell’autostrada, grande opera del nuovo governo tenuta nascosta ai più. Forse costruiranno un tunnel bello come quello del Brennero.
    Compresa l’impossibilità di incastrarsi tra le altre macchine, il Capo risale in auto e segue il Giovane Favoloso che trova un posto libero davvero favoloso sotto le mura.
    Ed è in quel momento che il Capo prende consapevolezza del disastro. Tutti, ma davvero tutti!, come se fosse un profeta nel deserto, come se fosse Il messia di Dune, lo hanno seguito… in macchina! Ingorgo da raccordo anulare in periferia di Elcito… mai visto.
    Con manovre al limite, inversioni a U che piegano lo spazio-tempo, Elcito viene sgorgato e tutti finalmente arrivano alla partenza della lezione.
    Sì, alla partenza della lezione, quella delle ore 9.00, quella semplice senza intoppi, che nonostante tutto è diventata quella delle 9.45 e ancora non ci si crede. I gradi ora sono 3.

    Alla fine si parte.

    Da dietro radi cespugli, da muretti a secco e da qualsiasi tipo di vespasiano improvvisato escono di fretta gli attardati e si accodano al gruppo che si inoltra con frenesia nel bosco.

    Ora tutto è natura.
    Il parco, sotto una coltre compatta di nubi grigie sfumate da lembi neri, si offre nella bellezza della mezza stagione. La cima del Monte San Vicino è nascosta, le pareti di roccia si dissolvono tra le nebbia, attorniate dagli alberi brinati. La suggestione è intensa mentre lo circumnavighiamo. Le sue pendici verde scuro sono macchiate del giallo dell’autunno. Ora anche il freddo è mitigato, dal nostro movimento e dalla piacevole andatura.
    Attraversiamo boschi, solchiamo prati che con facili pendii ci portano a scorgere le circostanti valli, opacizzate dalla bruma.
    Camminiamo in equilibrio tra i prati di erba secca e le nuvole, su fili di crinali tra la corona di montagne e il vuoto delle valli sotto di noi.
    Nulla distrae da questa atmosfera sospesa nel vapor acqueo.

    A parte una croce di legno piantata lì, alla fine di quella collinetta panoramica.
    Una voce tonante risuona sui pascoli abbandonati: “La fotoo! Veloci a fare la fotooo!”.
    Chi arriva per ultimo si trova davanti un gruppo ai piedi della croce e una, vestita di rosa, semi-crocifissa sulle spalle di un Faleriense. Sì, è proprio lei, sempre lei. E’ Pi.
    Appena si spezza l’incanto della follia della massa in delirio spirituale, si va giù per i prati, puntando dall’alto verso Elcito.
    Ci si ferma un attimo appena al di sopra del borgo fortificato. E lo si ammira… prima dell’assedio.
    Nessun castello venne mai preso d’assalto per tale bottino: la “toilette”! Superaccesoriata, stile 2.0. Roba da non credersi. C’è chi lascia offerte libere, chi si inginocchia ringraziando la sorte benevola, chi si flagella come gesto di riverenza al santo (os)pitale.
    Ma si parla anche del lato oscuro del borgo, solo narrato in leggende mai verificate, di messe nere e riti satanici e della Sacerdotessa della Vernaccia Nera. Tutti ne sorridono e si scambiano sguardi di complicità ma poi arrivano davanti alla targa della Chiesa che risulta devota a “P. Rocco”, come le prove fotografiche dimostreranno in seguito.
    Ora tutti, colti da una certa inquietudine, data anche dal vuoto degli stomaci infreddoliti, sono impazienti di abbandonare il borgo. Ma sono bloccati in un limbo ghiacciato, sotto il cartello con la scritta “Elcito” e da lì non riescono ad evadere. Attendono invani i traghettatori che già da tempo sono partiti al recupero delle auto ma di cui non si ha più traccia.
    Poi si narrerà che come al solito la strategia era chiara ai più, se non che dovette essere ripetuta infinite volte per portarla a compimento.

    Una normale giornata si diceva.
    Traghettati ai piani di Canfaito, si corre tra le grinfie dello zero termico che batte in ripida picchiata, si fa slalom tra gli incantevoli faggi secolari ma si resiste alla tentazione di scattare le foto. Il rifugio che deve accogliere per il ristoro è lì, dietro gli intricati tronchi.
    Siamo accolti in una cucina di una volta, con la stufa, i pentoloni sui fornelli e facce simpatiche che ci salutano. E la tavola è già pronta. Un po’ di tepore. Entriamo.

    Ma come fanno tutte le volte!!
    Gli omini verdi, sempre lenti e in fondo al gruppo, sono già lì seduti a tavola, vicino ad un caloroso caminetto che già muovono le mascelle. Talenti naturali.

    Dai che si mettono due cose sotto i denti.
    “Ehi, a chi abbiamo lasciato la gestione del ristoro?”. “Agli omini verdi…”. “A chi?!?!”.
    Antipasti misti(ci), peperoni sottolio con olive piccanti, ricotta fresca, formaggi stagionati, ciabuscoli, crudi, pomodori secchi, trippa, cotiche e fagioli, polenta rossa, … ma sì anche polenta bianca con i funghi. Finito.
    No! Lo spezzatino con le patate dove lo metti! Eh infatti, dove lo metti, in uno stomaco a pentola a pressione… Dolci, castagne appena cotte, vino novello, caffè , ammazza caffè e anche me.
    Gli omini verdi hanno colpito ancora.

    A pezzi, avvinghiati dal freddo, usciamo. Un fruscio leggero sotto i piedi. E quelle strane particelle ghiacciate che cadono dal cielo…

    N.B. nonostante tutti i fatti descritti, ma proprio tutti, siano ispirati a fatti realmente accaduti (poco fa), ogni riferimento a cose, persone, oggetti inanimati, omini verdi, luoghi, non luoghi, punti, chiese e leggende, è puramente casuale.

  2. Renato Vita Renato Vita scrive:

    …dopo cotanto scritto … non ho parole … tutto vero … di sana pianta! anche la crocifissione!

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